Perché un’inchiesta sul lavoro sociale?
Nel numero zero siamo partiti dalla sicurezza per interrogare le trasformazioni di Sacca e Crocetta. Gli interventi di controllo, i programmi di riqualificazione e i conflitti sull’uso degli spazi ci hanno portato a incontrare anche chi, ogni giorno, gestisce sportelli, organizza attività sociali, educative e culturali, mantiene aperti luoghi di aggregazione e costruisce rapporti con gli abitanti.
Nel bilancio di quella prima inchiesta abbiamo formulato un’ipotesi: una parte di questo lavoro potrebbe svolgere una funzione di mediazione tra istituzioni e abitanti, intervenendo sul modo in cui vengono riconosciute le richieste sociali e affrontati i conflitti territoriali. È una lettura ancora da verificare, che ci ha spinto a rivolgere l’attenzione all’organizzazione di quel lavoro, ai rapporti che lo sostengono e agli effetti che produce, a partire dal punto di vista di chi quel lavoro lo svolge.
Durante la prima inchiesta abbiamo raccolto racconti di attività portate avanti mentre le risorse disponibili si riducono, di condizioni di lavoro precarie, di compiti che eccedono le mansioni riconosciute e di responsabilità assunte a fronte della discontinuità dei finanziamenti. Queste esperienze emergono in una città che nel 2026 è Capitale italiana del volontariato e che a settembre ha ospitato al Parco XXII Aprile un festival dedicato al valore della partecipazione.
Per continuare la nostra inchiesta e costruire una geografia di parte della Sacca-Crocetta, dobbiamo partire da chi svolge ogni giorno queste attività. Non basta mappare le organizzazioni e gli spazi in cui operano: occorre ricostruire le storie, le relazioni, le risorse e i processi decisionali, ma anche comprendere quali attività vengano concretamente svolte e da chi. Ci interessa individuare ricorrenze e differenze nel modo in cui questo lavoro viene organizzato: quali attività siano retribuite, attraverso quali contratti e salari, quali vengano svolte su base volontaria e come si distribuiscano tempi e responsabilità. Vogliamo capire anche quanto lavoro rimanga fuori dalle mansioni e dagli orari riconosciuti, quale ruolo abbia il coinvolgimento personale e affettivo nel sostenere le attività e quale rapporto esista tra le responsabilità assunte quotidianamente e la possibilità di decidere sulle risorse e sugli obiettivi dei progetti. Tutto questo assume particolare rilievo quando le risorse economiche sono insufficienti o i finanziamenti discontinui. Se una parte della continuità dei progetti dipende dal volontariato o da lavoro non riconosciuto, che cosa accadrebbe se questa disponibilità venisse meno?
Per comprendere come si siano formate queste condizioni di lavoro e da quali risorse dipenda oggi la continuità delle attività sociali, dobbiamo ricostruire anche la storia degli interventi pubblici nella Sacca-Crocetta. Dalla riqualificazione di R-Nord ai programmi per la trasformazione della zona nord, il recupero di edifici e spazi pubblici è stato accompagnato dall’apertura di servizi, presìdi sociali e dal finanziamento di attività culturali e di aggregazione. Una parte delle realtà sociali è stata quindi coinvolta in processi più ampi di trasformazione e valorizzazione del territorio. Ci interessa capire quali organizzazioni fossero già presenti, quali attività siano state sostenute attraverso questi interventi e con quali risorse. Oggi nuovi programmi di rigenerazione urbana e percorsi partecipativi continuano a coinvolgere associazioni, enti e abitanti. Come sono cambiati gli obiettivi delle politiche pubbliche, il ruolo attribuito alle organizzazioni sociali e le condizioni attraverso cui viene sostenuto il loro lavoro? E cosa accade alle attività e alle relazioni costruite nel territorio quando cambiano o terminano i progetti che le finanziano?
Il coinvolgimento delle realtà sociali nei programmi di trasformazione urbana apre una questione ulteriore: quale funzione è stata loro attribuita dalle istituzioni e quale hanno effettivamente svolto nel territorio? Gli interventi pubblici possono assegnare alle organizzazioni obiettivi di partecipazione, aggregazione e coesione sociale, ma questi non coincidono necessariamente con le attività realizzate e con i rapporti costruiti quotidianamente con gli abitanti. Le organizzazioni interpretano gli obiettivi dei progetti, mentre chi vi lavora incontra richieste, affronta problemi e costruisce relazioni che possono andare oltre le finalità previste. È attraverso questi passaggi che vogliamo mettere alla prova l’ipotesi della mediazione: comprendere se e come il lavoro sociale intervenga nei rapporti tra istituzioni e abitanti, quali domande riesca a rendere visibili, come vengano trasformate per trovare risposta e quali rimangano escluse. Ci interessa anche capire se queste attività aprano possibilità di iniziativa autonoma oppure contribuiscano, in alcune situazioni, a ricondurre tensioni e conflitti entro gli obiettivi e i vincoli dei progetti. Questi effetti possono convivere nella stessa esperienza.
Per verificare queste ipotesi vogliamo costruire una mappatura delle organizzazioni, degli spazi e delle attività sociali presenti nella Sacca-Crocetta, ricostruendone le storie, le relazioni e i rapporti con le istituzioni attraverso documenti pubblici, bandi e finanziamenti. A questo lavoro affiancheremo un questionario per indagare le condizioni materiali di chi svolge le attività, le forme di lavoro retribuito e volontario, i tempi e le responsabilità. Attraverso le interviste proveremo ad approfondire esperienze e punti di vista differenti, mentre una raccolta aperta di contributi permetterà a chi lavora, fa volontariato o abita il territorio di condividere materiali, osservazioni e problemi che potremmo non aver individuato.
Vogliamo che questo percorso sia un’occasione di conricerca, nella quale le persone coinvolte possano contribuire non soltanto alla raccolta delle informazioni, ma anche alla discussione delle interpretazioni e delle domande da cui siamo partiti. Ci interessa capire se persone che operano in organizzazioni differenti incontrino problemi analoghi, quali differenze attraversino le loro condizioni e cosa ostacoli il riconoscimento di contraddizioni comuni. La conricerca che vogliamo costruire parte da qui: mettere in relazione esperienze e conoscenze che oggi possono rimanere separate, discutere insieme ciò che emerge e lasciare che questo confronto modifichi anche le nostre ipotesi. Quali problemi comuni e quali possibilità di organizzazione collettiva possono emergere quando chi lavora, chi fa volontariato e chi abita questi quartieri comincia a confrontare le proprie esperienze?
