06Che succede al Parco XXII Aprile?A Nord della ferrovia, territorio di contesaApprofondimentiRedazione4 minluglio 2026Torna all'articoloChe succede al Parco XXII Aprile?I fatti del 16 maggio hanno attraversato Modena come una ferita.Il primo pensiero resta alle persone colpite, alle loro famiglie, a chi ha vissuto quella giornata sulla propria pelle e a chi, nei giorni successivi, ha dovuto fare i conti con paura, dolore e conseguenze materiali di quella violenza.Attorno a quella ferita, molti, come avvoltoi, hanno provato subito a orientare il racconto pubblico.Due spiegazioni hanno occupato la scena: da una parte il terrorista islamico, dall’altra il folle isolato.Sembrano letture opposte, ma producono lo stesso effetto: separano quello che è successo dalle condizioni sociali dentro cui è maturato.In quel momento non si trattava di parlare per primi, né di dare una spiegazione definitiva, ma di sottrarsi alle risposte già pronte e interrogare ciò che quelle risposte lasciavano fuori: isolamento, fragilità, vuoto sociale e uso politico della paura.Quelle letture lasciavano fuori ciò che invece andava interrogato: razzismo, classe, salute mentale, precarietà, isolamento sociale e uso politico della sicurezza.È dentro questo vuoto che il discorso delle destre ha potuto rilanciare parole d’ordine già pronte: ordine, degrado, identità, controllo, nemico interno, trasformando il trauma in un terreno di contesa politica.Nei giorni successivi, quella contesa ha preso forma nelle piazze.Si è aperta una settimana di mobilitazioni attorno al modo in cui raccontare, attraversare e governare la città dopo il 16 maggio.La mobilitazione di Forza Nuova, mercoledì 20 maggio, ha provato a tradurre il trauma in propaganda razzista e securitaria.La risposta antifascista è arrivata subito.Gli scontri, i cordoni e l’intervento della polizia hanno mostrato che la sicurezza non era più solo un tema di discussione: era diventata il terreno concreto su cui si decideva l’agibilità politica nel territorio.Quel passaggio è stato raccolto dalla piazza antifascista.Dopo gli scontri del 20 maggio, si è scelto di riunirsi al Parco XXII Aprile, nel quartiere Sacca/Crocetta.In due assemblee partecipate e attraversate soprattutto da giovani, il parco è diventato il luogo in cui ipotizzare una risposta collettiva.Da lì è emersa la necessità di non lasciare cadere quel passaggio e di cogliere l’imminente manifestazione promossa da Areté, associazione vicina all’area Vannacci, con l’adesione di Fratelli d’Italia, come occasione per provare a darsi continuità attraverso la costruzione di un corteo antifascista autorganizzato.Circa duecento persone sono partite dal Parco XXII Aprile verso il centro, attraversando la città dietro lo slogan “Nessuno spazio ai fascisti”, fino a essere fermate da un ampio dispositivo di polizia.Il corteo ha segnato una prima piccola rottura rispetto alla tradizione delle mobilitazioni statiche e concentrate nel centro di Modena.Scegliere il parco e attraversare viale Gramsci non era solo una questione di percorso: significava portare la risposta antifascista dentro un pezzo di città su cui si concentrano narrazioni di degrado e sicurezza.Da quella giornata, nelle settimane successive, il parco ha smesso di essere soltanto il punto di partenza di un corteo.È diventato un luogo in cui ritrovarsi, discutere, organizzare iniziative, raccogliere fondi e costruire momenti di socialità.Giornate di socialità e cineforum hanno affiancato assemblee dedicate agli spazi.A queste si sono aggiunti altri momenti capaci di coinvolgere composizioni diverse.Circa cinquanta persone hanno partecipato all’assemblea con le lavoratrici del Lòdola e solidali.La proiezione della partita dei Mondiali tra Marocco e Francia ha invece raccolto circa centocinquanta persone tra famiglie migranti e seconde generazioni.Dentro questo percorso resta aperto anche il piano della repressione.Al momento in cui scriviamo, sei compagnə risultano denunciatə per manifestazione non autorizzata; due di loro anche per resistenza a pubblico ufficiale, in seguito alla contestazione a Forza Nuova.Per questo segnaliamo il crowdfunding a sostegno delle persone colpite dalla repressione dopo gli scontri di quei giorni: sostieni qui la raccolta fondi.Parlare oggi del Parco XXII Aprile non significa soltanto raccontare una sequenza di iniziative.Significa guardare a un luogo in cui, nelle ultime settimane, si sono incrociate risposta antifascista, socialità, repressione, bisogno di spazi e relazioni con il territorio.Non è detto che tutto questo produca automaticamente un percorso stabile.Ma qualcosa si è aperto: assemblee, contatti, pratiche comuni e domande su come vivere uno spazio pubblico senza lasciarlo né all’abbandono né al controllo.Audiolettura in pausa00:0003:471.00x