Che succede al Parco XXII Aprile?
I fatti del 16 maggio hanno attraversato Modena come una ferita. Il primo pensiero resta alle persone colpite, alle loro famiglie, a chi ha vissuto quella giornata sulla propria pelle e a chi, nei giorni successivi, ha dovuto fare i conti con paura, dolore e conseguenze materiali di quella violenza.

Attorno a quella ferita, molti, come avvoltoi, hanno provato subito a orientare il racconto pubblico. Due spiegazioni hanno occupato la scena: da una parte il terrorista islamico, dall’altra il folle isolato. Sembrano letture opposte, ma producono lo stesso effetto: separano quello che è successo dalle condizioni sociali dentro cui è maturato. In quel momento non si trattava di parlare per primi, né di dare una spiegazione definitiva, ma di sottrarsi alle risposte già pronte e interrogare ciò che quelle risposte lasciavano fuori: isolamento, fragilità, vuoto sociale e uso politico della paura.¹
Quelle letture lasciavano fuori ciò che invece andava interrogato: razzismo, classe, salute mentale, precarietà, isolamento sociale e uso politico della sicurezza. È dentro questo vuoto che il discorso delle destre ha potuto rilanciare parole d’ordine già pronte: ordine, degrado, identità, controllo, nemico interno, trasformando il trauma in un terreno di contesa politica.²
Nei giorni successivi, quella contesa ha preso forma nelle piazze. Si è aperta una settimana di mobilitazioni attorno al modo in cui raccontare, attraversare e governare la città dopo il 16 maggio. La mobilitazione di Forza Nuova, mercoledì 20 maggio, ha provato a tradurre il trauma in propaganda razzista e securitaria. La risposta antifascista è arrivata subito. Gli scontri, i cordoni e l’intervento della polizia hanno mostrato che la sicurezza non era più solo un tema di discussione: era diventata il terreno concreto su cui si decideva l’agibilità politica nel territorio.

Quel passaggio è stato raccolto dalla piazza antifascista. Dopo gli scontri del 20 maggio, si è scelto di riunirsi al Parco XXII Aprile, nel quartiere Sacca/Crocetta. In due assemblee partecipate e attraversate soprattutto da giovani, il parco è diventato il luogo in cui ipotizzare una risposta collettiva. Da lì è emersa la necessità di non lasciare cadere quel passaggio e di cogliere l’imminente manifestazione promossa da Areté, associazione vicina all’area Vannacci, con l’adesione di Fratelli d’Italia, come occasione per provare a darsi continuità attraverso la costruzione di un corteo antifascista autorganizzato.



