09“Non ti preoccupare, è tutto sotto controllo”A Nord della ferrovia, territorio di contesaContributi3 minluglio 2026Torna all'articoloNon ti preoccupare, è tutto sotto controllo.Sono extracomunitario, ma quando parlano di degrado, di controllo e di sicurezza, non parlano di me, perché sono bianco.Ridono quando dico che sono extracomunitario, per loro è assurdo.Queste due categorie, il colore della mia pelle e il mio status legale, creano un paradosso in questo periodo in cui etnia, nazionalità e cultura vengono utilizzate come termini che definiscono «una minaccia».Abito in un quartiere definito «zona rossa», dove i poteri delle forze dell'ordine non sono ben definiti, dove i limiti non sono chiari e, tecnicamente, sono esposto a perquisizioni, interrogatori e allontanamenti.Quando sono andato dai negozianti del viale e ho chiesto cosa significasse, secondo loro, questa zona rossa, mi hanno detto: «Non ti preoccupare, è tutto sotto controllo».Ma mi preoccupo, proprio perché tutto è «sotto controllo»!Nel nostro quartiere, senza una piazza, la gente si aggrega in due punti: il Parco XXII Aprile e il parcheggio del supermercato.Punti dove ci si può sedere, parlare, dove c'è musica, da mangiare e da bere.Il supermercato non dovrà giustificarsi quando aumenterà la sicurezza lì davanti: è uno spazio privato.Sarà invece il Comune che dovrà giustificarsi.Quel Comune che sta manipolando l'ambiente urbano verso un modello di quartiere borghese, augurandosi che arrivino quei proprietari bianchi, italiani, cattolici e intraprendenti che ogni altra città sta corteggiando.Il Comune che lascia alle associazioni del quartiere il mantenimento delle reti sociali e il benessere dei minori.Il Comune che prova a «spostare il degrado» senza dire dove, facendo appello ai residenti che hanno paura dei loro vicini.Il Comune che vuole «rendere il parco sicuro», mandando gruppi di persone armate a pattugliare a fianco delle famiglie che fanno i picnic. Il Comune che cerca di «tutelare i giovani», togliendo ogni spazio gratuito, accessibile e accogliente in cambio di case private e supermercati. Ci sono persone che dormono nel parco: è colpa loro se il Comune fornisce solo 86 posti letto di emergenza per l'intera città? Può darsi che sia solo grazie alla larghezza dell'ingresso sud che non ci sianocancelli e che il parco non venga chiuso ogni notte. Sappiamo dalla legge anti-rave che le aggregazioni di persone che non hanno chiesto permesso non piacciono al Comune. Non piacciono alle persone che non capiscono la cultura che praticano e la lingua che parlano. Nell'epoca dell'individualismo, se qualcuno parla una lingua che non capisci, specialmente se non è europea, probabilmente sta parlando di te, sta parlando di cose pericolose ed è tuo dovere denunciarlo.Gli spazi informali che vengono occupati spontaneamente sono pericolosi ed è nostro dovere sorvegliarli, controllarli, sgomberarli, svuotarli. Questa è la narrativa che rafforza il potere dello Stato e del capitale, della speculazione, dell'innovazione, della tecnologia, di quelli che vogliono venderti la soluzione a tutti i tuoi problemi.La sicurezza nasce dalla fiducia e dalla conoscenza reciproca: è ciò che vogliamo costruire. Se le narrative vengono imposte sui quartieri, direttamente e indirettamente, attraverso leggi, politiche, mass media e la paura di persone che vivono in un'epoca di precarietà senza precedenti, allora qualsiasi tentativo di osservare, capire e narrare il luogo da dentro è una contronarrativa.Ed è un passo verso un futuro più umano.Audiolettura in pausa00:0003:531.00x