“Non ti preoccupare, è tutto sotto controllo”
Sono extracomunitario, ma quando parlano di degrado, di controllo, e di sicurezza, non parlano di me, perché sono bianco. Ridono quando dico che sono extracomunitario, per loro è assurdo. Queste due categorie, il colore della mia pelle e il mio status legale, creano un paradosso in questo periodo in cui etnia, nazionalità e cultura vengono utilizzate come termini che definiscono “una minaccia”.
Abito in un quartiere definito “zona rossa”, dove i poteri delle forze dell’ordine non sono ben definiti, dove i limiti non sono chiari e, tecnicamente, sono esposto a perquisizioni, interrogatori, allontanamenti. Quando sono andato dai negozianti del viale e ho chiesto cosa significa secondo loro questa zona rossa, mi hanno detto “non ti preoccupare, è tutto sotto controllo.” Ma mi preoccupo, proprio perché tutto è “sotto controllo”!
Nel nostro quartiere, senza una piazza, la gente si aggrega in due punti: il parco XXII Aprile, e il parcheggio del supermercato. Punti dove ci si può sedere, parlare, dove c’è musica, da mangiare, da bere. Il supermercato non dovrà giustificarsi quando aumenterà la sicurezza lì davanti: è uno spazio privato. Sarà invece il Comune che dovrà giustificarsi. Quel Comune che sta manipolando l’ambiente urbano verso un modello di quartiere borghese augurandosi che arrivino quei proprietari bianchi italiani cattolici intraprendenti che ogni altra città sta corteggiando; il Comune, che lascia alle associazioni del quartiere il mantenimento delle rete sociali e il benessere dei minori; il Comune che prova a “spostare il degrado” senza dire dove, facendo appello ai residenti che hanno paura dei loro vicini; il Comune che vuole “rendere il parco sicuro”, mandando gruppi di persone armate a pattugliare affianco alle famiglie che fanno i picnic; il Comune che cerca di “tutelare i giovani” togliendo ogni spazio gratuito, accessibile e accogliente in cambio di case private e supermercati. Ci sono persone che dormono nel parco, è colpa loro se il Comune fornisce solo 86 posti letti di emergenza per l'intera città?
Può darsi che sia solo grazie alla larghezza dell'ingresso sud che non ci sono cancelli e che il parco non viene chiuso ogni notte. Sappiamo dalla legge anti-rave che le aggregazioni di persone che non hanno chiesto permesso non piacciono al Comune. Non piacciono alle persone che non capiscono la cultura che praticano e la lingua che parlano. Nell’epoca dell’individualismo, se qualcuno parla una lingua che non capisci (specialmente se non é europea), probabilmente sta parlando di te, sta parlando di cose pericolose, ed è tuo dovere denunciarlo. Gli spazi informali che vengono occupati spontaneamente sono pericolosi, ed è nostro dovere sorvegliarli, controllarli, sgomberarli, svuotarli. Questa è la narrativa che rafforza il potere dello Stato e del capitale, della speculazione, dell’ innovazione, della tecnologia, di quelli che vogliono venderti la soluzione a tutti i tuoi problemi.