Middleware | “Ho ricollegato i vari puntini”, Intervista a Ermanno e Franca
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“Ho ricollegato i vari puntini”, Intervista a Ermanno e Franca
Incontriamo Ermanno e Franca nella loro casa, nel quartiere Sacca. L’intervista nasce come un confronto con Ermanno, ma prende presto la forma di una conversazione a due, in cui ricordi, vita quotidiana e cambiamenti della zona si intrecciano. Ermanno è pensionato e ha lavorato nel settore ceramico, tra Sassuolo, Modena e viaggi in Europa. Franca è pensionata e ha lavorato come operaia tessile a Carpi. Nati a Modena, vivono in questa parte della città dagli anni Sessanta.
Quando prende parola, Ermanno torna spesso alla memoria di una Sacca operaia e industriale: le fabbriche, i turni, gli spostamenti, le attività produttive che segnavano il territorio e che oggi non ci sono più. Franca, quando parla, porta invece dentro il presente quotidiano: il bar, la sera, le amicizie, le liti.
Dal loro racconto emerge un territorio profondamente trasformato. Molte fabbriche e locali sono scomparsi e al loro posto avanzano supermercati, nuove costruzioni e magazzini. Ma il cambiamento non riguarda solo gli spazi: riguarda anche i ritmi, le abitudini, i modi in cui le persone si incontrano o non si incontrano. Il quartiere non appare vuoto, ma attraversato da presenze che non sempre riescono a comporsi in un tessuto comune. Ai loro occhi, ciò che si è indebolito non è semplicemente la vita del quartiere, ma la possibilità di riconoscersi nello stesso spazio, di sentire ancora la Sacca come un luogo abitato insieme. La richiesta di più controlli resta dentro questa lettura, ma non la esaurisce.
Buona lettura.
S:Intanto ti chiedo di presentarti: nome, quanti anni hai e cosa fai nella vita.
E: Io sono Ermanno Fili, sono pensionato, e non da poco: sono in pensione da ventitré anni.
S:Che lavoro facevi?
E: Ho lavorato per trentaquattro anni a Sassuolo, nel settore ceramico. Per cinque anni ho girato per l’Europa lavorando nell’ufficio campioni di un’azienda ceramica.
Poi, nel 1975, ho cambiato attività. Ho fatto due anni a Modena, sempre per la stessa azienda, Iris Ceramiche. Poi, nel 1977, visto che c’era anche l’intenzione di sposarci, sono tornato in sede a Sassuolo.
Fino al 2003 ho gestito il magazzino della vendita al privato, al minuto. Iris è stata una delle prime ceramiche ad avere una sala mostra interna dove si vendeva anche al privato. Poi si sono mosse anche le altre.
Io ho fatto la quinta elementare, però con il lavoro che ho fatto ho acquisito una parte di quello che non avevo fatto con lo studio. Se tornassi indietro lo rifarei, anche con i problemi che c’erano.
Una volta sono andato via il 27 aprile e sono rientrato a giugno: mi sono fatto un mese in Francia, trentatré fiere campionarie del settore, e un mese partendo dal nord della Germania fino a Monaco.
S:Senza sapere la lingua.
E: Non sapevo dire buongiorno. Avevamo una sala mostra dentro un bilico allestito, tipo quelle roulotte che si vedono nei campi quando fanno le fiere o il circo. Una cosa del genere.
Io dovevo arrivare nei posti con l’indirizzo in mano. Per dire, se dovevo andare da qua al parcheggio dove voi avete la macchina, avevo l’indirizzo, chiedevo indicazioni, però guardavo più che ascoltare quello che mi dicevano. Guardavo i segni, perché a volte ti dicono “gira a destra” e ti indicano a sinistra. Io sicuramente non andavo a destra.
È stata una bella esperienza, mi è servita.
S:Sei nato e cresciuto a Modena?
E: Sono nato a Modena. Ho fatto i primi dieci anni ad Albareto, perché abitavamo lì. Poi, nel 1960, sono venuto a Modena e abbiamo vissuto sempre in questo quartiere. Prima eravamo in via Don Mari, dove c’è il campo da football, vicino alla chiesa. Poi nel 1989 ci siamo spostati di qua.
S:Quindi la tua vita si è sviluppata molto in questa zona. Che rapporto hai con questo quartiere?
F: Io non c’entro, eh. Io sono di casa.
E: Fino al 1968 ho vissuto qua. Ci ho vissuto, sono andato a scuola qui, sono rimasto qua. Dal 1968 in poi, lavorando a Sassuolo, non ho vissuto più di tanto il quartiere, perché andavo via al mattino e rientravo la sera. Quando sono andato in pensione, invece, ho ricollegato i vari puntini.
Comunque ho sempre mantenuto le radici qua. Ho assistito ai vari cambiamenti delle persone, delle attività. Io mi sono sempre trovato bene, anche oggi, nonostante molte persone si lamentino.
Nel quartiere c’è anche bella gente. Anche allora c’erano i problemi, così come oggi ci sono più mentalità diverse. Però ci sono anche persone di culture diverse che intervengono quando vedono delle persone che stanno litigando.
F: Se io vedo che la cosa diventa esagerata, do un giro di telefono. Non ci vado a mettere il naso, perché non so perché quelle due persone stiano litigando, che intenzioni abbiano. Soprattutto adesso: anche solo girare per strada è diverso.
Io ci sono stata per anni in strada. Le discussioni le facevi, al limite venivi a casa con un occhio bendato. Ma adesso girano con il coltello.
S:Prima parlavi dei cambiamenti. Che tipo di cambiamenti hai visto?
E: Il cambiamento delle persone, delle culture. Negli anni Sessanta, Settanta, fino agli anni Ottanta, avevamo i nostri meridionali, che chiamavamo “maruchein”. C’erano rivalità anche sul lavoro. Oggi quella stessa dinamica la si vede con gli stranieri.
S:Quindi il cambiamento maggiore riguarda la popolazione che attraversa il quartiere e le dinamiche che si creano.
E: Sì. Più che altro, secondo me, adesso il quartiere si è rivalutato, però stanno costruendo tanto: supermercati, negozi. Stanno cementificando tanto. Non so se sia un bene o un male.
Abbiamo l’ex ProLatte, il condominio giù in fondo, di fianco a… Non so se tutto questo sia un bene o no.
S:Negli ultimi anni si vedono supermercati, centri logistici, nuove costruzioni.
E: Adesso sembra che ne vengano su altri. Dove una volta c’era la Coop, dove adesso c’è l’Aldi, sembra che venga fuori qualcosa anche lì: discount e palazzi. Dall’Esselunga in avanti stanno tirando su palazzine dappertutto in quella zona.
S:Secondo te queste cose mancavano al quartiere? C’era bisogno di un grande supermercato o di nuove case?
E: Secondo me, fino agli anni Settanta, c’era abbastanza. Adesso stanno esagerando. Perché poi basta che ti sposti al di là dei tre cavalcavia che abbiamo — Cialdini, Mazzoni e Maserati — e trovi già tutto.
Se vuoi andare al GrandEmilia ci vai. Alla Madonnina c’è un Despar, alla Crocetta c’è un Despar, qua c’è un’Esselunga, c’è l’MD. Secondo me non c’è bisogno di tutto questo.
È vero che quando sarà pronto l’ex mercato verranno famiglie, però non vedo questa necessità, almeno non così come la stanno programmando.
S:Spesso questi interventi vengono raccontati come riqualificazione di una zona considerata difficile. Ti convince questo ragionamento?
E: In parte può valere, possono anche avere ragione. Ma non facendo così tanto come stanno facendo. Secondo me, se prima hanno fatto poco, adesso lo stanno facendo in troppo poco tempo.
F: E poi secondo me qua manca altro.
S:Cosa manca?
F: Anche più sicurezza alla sera. Perché se senti le persone del bar dove andiamo noi, una volta che chiude il bar arriva la gang di quei dieci, dodici ragazzi che quando va bene fanno a botte. Ci vuole una sorveglianza maggiore.
Noi, per esempio, qua siamo tranquilli. Però da quel che si sente al bar, da quello che dicono le persone che abitano nella zona di Di Meglio, vicino alle fermate dell’autobus, lì si trovano e fanno il diavolo.
E: Anche lì adesso c’è il parchetto giochi, perché ci sono due asili, una scuola elementare e le medie. Lì c’era già un parchetto giochi. Adesso lo stanno riqualificando, stanno mettendo le telecamere, perché alla sera è un problema.
Io sono d’accordo che ci voglia una sorveglianza. Una sorveglianza maggiore ormai ci vuole.
S:Quando si parla di sicurezza in questa zona, secondo voi si parla di problemi reali o di percezione?
E: A noi personalmente, fino a oggi, non è mai successo nulla. Però non siamo mai andati in certi posti a certi orari, non ci siamo mai andati.
Anche perché io vedo, per esempio: negli anni Ottanta, Novanta, anche Duemila, questo quartiere lo chiamavano il Bronx. I quartieri “in” erano San Faustino e Musicisti, erano i due quartieri belli. Adesso anche lì, come qua, si lamentano.
Quindi che cos’è? Non lo so. Forse siamo noi che ci lamentiamo. Non c’è un quartiere che non si lamenti, adesso. Tutti i giorni guardi i giornali: una rapina di qua, un furto di là. Però ormai sembra che tutti i quartieri siano diventati così.
Una volta anche mio fratello, che abita a San Faustino e ha il parchetto vicino a casa, mi diceva: “Noi di notte non dormiamo”. Adesso si lamentano anche lì.
D:Rispetto agli anni Novanta o Duemila, il problema della sicurezza com’è cambiato?
E: È cambiato il quartiere. È cambiato totalmente.
Una volta si partiva dalla zona del cavalcavia Maserati, che allora non c’era, e si arrivava al cinema Victoria: era tutto una fabbrica. E fabbriche pesanti. C’erano le Acciaierie, le Fonderie, la Corni, le Vinacce. Dove c’è il cinema adesso c’era la Ligma. Era tosto, era pesante anche l’aria, l’inquinamento.
C’era la Fiat, c’era la Comau. Poi sono state portate al Villaggio Artigiano o verso Modena Est. Quindi se prima c’era un problema di inquinamento, adesso c’è un problema di criminalità giovanile.
F: Perché c’è meno movimento. Prima, con tutte quelle ditte, facevano i turni di notte. C’era sempre qualcuno che andava e veniva. Invece adesso, non essendoci più le ditte, alla sera i vecchietti si chiudono in casa e finisce lì.
S:Fino a quando sono rimaste le fabbriche?
E: Le fabbriche della Crocetta sono rimaste fino agli anni Novanta, anche di più.
F: Quando ci siamo stati noi, lì qualcosa c’era ancora. Nel 2000 non c’era più nulla.
E: Nel 2000 erano già andate. Anche il cinema Victoria, quand’è che l’hanno aperto?
D:Io ero alle medie, quindi direi tra il 2000 e il 2010.
E: Le Fonderie Corni sono venute via ancora prima. Le fonderie sono quelle su cui stanno lavorando da vent’anni.
S:Quindi prima era un quartiere con una forte presenza di fabbriche, abitanti operai, turni di lavoro, gente in giro. Poi con la deindustrializzazione sono cambiate anche la popolazione e le dinamiche interne.
F: Sì. Essendo diventato un posto molto più tranquillo, se uno vuole fare il coglione non va in centro a Modena: viene alla Sacca, perché sa che è più libero.
D:E negli ultimi anni alcune fabbriche sono state sostituite da magazzini, come GLS, FedEx, SDA.
F: Però anche quelli, in quelle zone lì, la notte sono chiusi. E uno che vuole fare casino va in quelle direzioni.
Non so se avete saputo: vicino al GLS avevano fatto un orto per le persone in carrozzina. Avevano fatto delle cassettine alzate: i ragazzi che volevano mettere su due foglie di insalata potevano passarci del tempo, stare all’aria aperta. Poco tempo fa hanno distrutto tutto. Sono arrivati la mattina e non c’era più niente, avevano rovinato tutto.
E lì io mi chiedo: ma che testa hai?
S:Seguendo questo ragionamento, potrebbe esserci una connessione tra sicurezza e comunità? Non è tanto la telecamera che crea sicurezza, ma una comunità che presidia il quartiere?
F: È che adesso ognuno si fa i fatti suoi. Una volta, se vedevi un bambino in mezzo alla strada, anche se non sapevi chi era, correvi ad aiutarlo. Adesso no. Passano e vanno, si voltano dall’altra parte.
Non è bello questo. È venuto a mancare proprio, secondo me, il cuore delle persone. La gente se ne frega degli altri, pensa a se stessa e basta.
S:Quindi c’è un legame tra comunità e sicurezza?
E: Sì.
F: Anche un’altra cosa mi dà molto fastidio, da vecchia: quando vedo i bambini all’uscita dall’asilo o da scuola, con la mamma in fondo col telefono e il bimbo che gira da solo lungo la strada. Ma dico: siamo pazzi? Facciamo apposta?
Questo ragazzino vede il suo amico dall’altra parte della strada, attraversa senza guardare, e ci sono le macchine. Secondo me anche i genitori non hanno più consapevolezza. Adesso esiste solo il telefono.
Quando veniamo via dal bar e ci sono le mamme con i bimbi, io sinceramente chiudo gli occhi per non vedere, mi viene l’ansia. Perché dico: Dio, ma ti rendi conto? Un bambino di tre anni e la madre attaccata al telefono. Non ha senso, secondo me. Soprattutto quando il bambino sta via dalla mattina fino al pomeriggio alle quattro, se va bene.
S:Passiamo al corteo di sabato. Cosa ti ha spinto a esserci e a seguirlo?
E: Io ho vissuto gli anni Settanta, quando le manifestazioni si facevano sul posto di lavoro, sulla strada. Poi questa cosa l’ho persa. Mi interessava vedere, pensando a quelle che avevo fatto io negli anni Settanta, quando c’erano davvero gli scioperi e le manifestazioni, e ti correvano dietro anche i carabinieri.
In generale ho provato fastidio per le due ore che abbiamo perso all’inizio. Poi si parla di inquinamento, e loro sono stati due ore con le camionette accese per l’aria condizionata. Tutto quel tira e molla perché doveva arrivare la telefonata da Tizio, Caio, per cui alla fine non si capiva chi avesse preso la decisione.
F: Una volta, quando lavoravo io a Carpi e si faceva sciopero, si partiva che c’era la polizia con te. Il primo che faceva l’asino, fuori. Era inquadrata la cosa. Non è come adesso, che in mezzo a una manifestazione si intrufola Pinco Pallino che fa casino e non ci doveva essere.
Era un altro modo di manifestare, perché tu partivi già con la sicurezza di avere qualcuno accanto.
E: Però quando partivano, partivano.
S:Noi abbiamo fatto una scommessa: portare il corteo in una zona della città che di solito non viene attraversata dalle manifestazioni. Tu che conosci questa zona, hai percepito curiosità?
E: Io guardando, quando siamo partiti e siamo usciti dal parco, ho visto parecchia gente sia in strada sia davanti alle finestre. Gente incuriosita. Poi non so se erano incuriositi perché era un evento strano o se gli faceva piacere. Bisognerebbe chiederlo a quelli che erano alla finestra, davanti ai negozi o al bar.
Io comunque ho visto parecchia gente che si fermava e ascoltava anche quello che i ragazzi dicevano, il motivo per cui c’era questa manifestazione. Questa cosa, invece, l’ho vista meno dopo il cavalcavia.
D:Col senno di poi ci siamo detti che dovevamo fare più corteo in quartiere. Però si impara per le prossime volte.
F: In ogni cosa devi avere un po’ di esperienza.
E: A me la manifestazione è piaciuta. Bisognerebbe farne anche di più. Mi sembra di aver percepito che anche ai residenti non sia dispiaciuto.
Anche rispetto alla viabilità non ho visto gente innervosita dalla presenza del corteo. Quindi per me è riuscita. Non credo di aver visto gente arrabbiata o infastidita.
F: Anche perché, se tu vivi lì e c’è qualcuno che si dà una mossa, ben venga.
S:C’è qualcosa che secondo voi ci sta sfuggendo?
E: Secondo me il quartiere si è riqualificato. Sul tema della sicurezza, forse una presenza maggiore di sorveglianza non sarebbe male. Però poi il problema è: che effetto ha? Li prendono qui, li mettono dentro lì, vengono fuori il giorno dopo.
S:Quindi forse il problema non è solo presidiare e controllare, forse bisogna andare più a monte.
E: Se fai il coglione, però, ci deve essere una punizione. Non è che perché hai quattordici anni allora niente. A quattordici anni puoi piantare un coltello nella pancia a qualcuno. Se fai quei gesti lì, no. Come quel ragazzo a scuola, che ha accoltellato l’insegnante.