Scomporre la sicurezza
Il 16 maggio Modena è stata attraversata da un evento che ha lasciato una ferita profonda nella città. Salim El Koudri lancia la propria auto sulla folla nel centro storico, provocando otto feriti, quattro dei quali in modo grave. Nel giro di poche ore il dibattito pubblico si polarizza attorno a due semplificazioni: il terrorista islamico e il folle isolato. Due figure apparentemente contrapposte che producono però lo stesso effetto: separare l’evento dalle condizioni materiali, sociali e politiche dentro cui viene letto.
Da una parte si è provato a ricondurre l’accaduto allo scontro di civiltà, all’emergenza sicurezza e all’incompatibilità tra mondi diversi. Dall’altra lo si è chiuso nella vicenda individuale di un soggetto isolato, dentro il perimetro della patologia. La figura del terrorista produce un nemico esterno, quella del folle produce un’eccezione incomprensibile. In entrambi i casi, si evita di interrogare ciò che l’evento apre nella città e nei suoi rapporti sociali.
Mentre il dibattito mediatico e politico si consuma tra paura, indignazione e strumentalizzazione, l’annuncio di una mobilitazione di Forza Nuova in città produce una risposta rapida, in parte spontanea, appoggiata su reti di relazione già esistenti. Mercoledì sera decine di persone, soprattutto giovani e precari, si ritrovano a pochi metri dal presidio per contestare la presenza neofascista. Ne seguono tensioni e scontri con fascisti e forze dell’ordine. Preso isolatamente, l’episodio sarebbe probabilmente destinato a chiudersi lì. Eppure qualcosa impedisce che tutto si esaurisca quella sera.
Il giorno successivo ci si ritrova al Parco XXII Aprile, nel quartiere Sacca/Crocetta. Quello che poteva restare un passaggio episodico diventa, nelle due settimane successive, una presenza quotidiana nel quartiere. Si organizza un corteo, si preparano materiali, si moltiplicano momenti di confronto. Il merito di questo percorso, mi sembra, non sta tanto nelle risposte che è riuscito a produrre, quanto nella qualità delle domande che ha lasciato aperte: il rapporto tra sicurezza e territorio, tra presenza politica e radicamento, tra composizione di classe e trasformazioni urbane.
La Sacca/Crocetta non è un quartiere neutro né immediatamente leggibile. È un pezzo di città storicamente popolare, attraversato oggi da una composizione sociale stratificata: residenti di lungo periodo, famiglie operaie, ceti medi declassati, migranti, seconde generazioni, lavoratori e lavoratrici della logistica e dei servizi, giovani precari e studenti abitano lo stesso spazio senza formare automaticamente un soggetto comune. I confini non sono netti, le appartenenze non sono stabili, le condizioni materiali non producono da sole riconoscimento reciproco.
Dentro questa stratificazione si inseriscono trasformazioni urbane pianificate, recupero di aree dismesse, processi di valorizzazione immobiliare, estensione dell’articolazione logistica e nuove funzioni urbane che modificano gli equilibri del quartiere. A questi processi si sommano tensioni più quotidiane: disagio abitativo, servizi insufficienti, spazi pubblici contesi, spaccio, paura, percezione di abbandono.