Middleware | “Mi ha spinto l’essere parte”, Intervista a Betty
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“Mi ha spinto l’essere parte”, Intervista a Betty
Betty ha 53 anni e vive in zona Gramsci dal 2006, ma il suo rapporto con questa parte di città comincia molto prima. Da ragazza frequentava il parco e il viale attraverso le amicizie e il calcio, anni dopo ha scelto di tornarci a vivere. Oggi lavora al Centro Servizi per l'inclusione e il contrasto alle marginalità.
Non parla da una militanza di lungo corso. Si definisce un attivista dell’ultima ora, avvicinatasi negli ultimi anni a percorsi di lotta cittadini e non solo: dalla mobilitazione sulla Palestina al sindacalismo di base, fino al ciclo di iniziative delle ultime settimane.
Ciò che ci interessa far emergere è la capacità di Betty di ragionare senza categorie preconfezionate. Il racconto pubblico sul quartiere si gioca spesso su due poli opposti: da un lato Sacca/Crocetta come zona del degrado, dell’insicurezza e dell’immigrazione interpretata come problema, dall’altro la descrizione di un quartiere vivo, popolare e solidale. Betty non nega nessuna di queste immagini, né aderisce fino in fondo a nessuna delle due.
Nel suo racconto il quartiere si compone di piani differenti. Privo di una comunità compatta, presenta invece una composizione stratificata, fatta di soggetti che convivono nello stesso spazio senza necessariamente incontrarsi. La lettura proposta mette così in evidenza alcune delle ambivalenze che le rappresentazioni più nette tendono a cancellare.
Buona lettura.
F:Vuoi presentarti?
B: Allora, io ho 53 anni. Partiamo dall’età, che secondo me è un dato importante. Vivo in quartiere dal 2006 e lo frequentavo già quando ero ragazza, dai quattordici ai vent’anni più o meno.
Mi trovavo lì, nella curva del parco 22 Aprile, su quella panchina. Quindi è sempre stato un quartiere molto affine a me, l’ho sempre sentito molto vicino alle mie corde. Quando sono venuta ad abitare qua, l’ho proprio scelto.
L’ho scelto un po’ per vicinanza all’ufficio, un po’ per vicinanza alla stazione, perché era un periodo in cui mi muovevo molto. Però più ci stavo dentro, più mi ci trovavo bene. Non ho la storia di chi è nato qua, non ho questo pezzo.
Non abitavo qui da ragazza, ho sempre abitato da un’altra parte, ma venivo qua perché giocavo a pallone e le mie amiche del calcio abitavano tutte in viale Gramsci. Ci trovavamo lì, facevamo le partitelle lì. La nostra compagnia era lì.
Poi ci sono tornata a vivere nel 2006. Avevo una trentina d’anni, sostanzialmente.
B: L’ho scelto intanto per i prezzi, perché ho comprato casa. Quello contava. Però non sarei andata da un’altra parte. Era vicino all’ufficio, era un quartiere che conoscevo. Non sarei andata, che ne so, al Buon Pastore o a Modena Est. Qua mi sentivo a casa, ecco.
F:Com’è vivere e lavorare qui?
B: Colorato, sì. Io lavoro in quello che si chiamava Centro stranieri e adesso si chiama Centro servizi, quindi sono molto immersa in questo tipo di tematiche.
Mi sono sempre trovata bene. La cosa che adoro di questo quartiere è che c’è sempre gente. Io vengo dal quartiere Sant’Agnese, dove poi stava anche la mia famiglia, mia sorella compresa. Quando vado là di sera, non c’è un cane. Io ho paura a girare per quelle strade lì.
Qua, paradossalmente, c’è sempre gente e io non ho paura. Ovvio, non attraverso il parco di notte alle tre. Però se passeggio, se passo in bicicletta per viale Gramsci a mezzanotte, io mi sento tranquilla.
Lo trovo colorato perché ci sono tutti i colori. Adoro il parco 22 Aprile perché di giorno è sempre pieno di gente. Ci sono tante iniziative: in estate c’è quella struttura dove si fanno spettacoli, ci sono le feste del Lodola, le cene multietniche, un sacco di roba. Cose che non ci sono negli altri parchi o parchetti di quartiere, almeno quelli che conosco.
A volte frequento queste iniziative. È da un paio d’anni che sono un po’ più fuori da queste iniziative. Prima ero più per i cavoli miei, diciamo.
F:Ci sono luoghi del quartiere a cui sei più legata?
B: Il parco 22 Aprile. Il circolo Narxis, dove faccio corso di voce e teatro, con un po’ di amici. Il tabacchino, quello lì in fondo sulla destra, dove ci sono i vecchietti: ci ho messo un sacco di tempo perché mi salutassero col sorriso. Adesso mi sorridono.
È praticamente lì, vicino al Centro servizi. Sono due vecchiettini. Adesso mi sorridono, sono carini: è una grande conquista.
Poi mi piace il viale, perché io l’ho sempre definito una piccola Modena. C’è tutto. Ti serve l’erborista, ti serve il pizzaiolo, ti serve quello della caldaia: dov’è? In viale Gramsci. È una piccola città nella città, quindi mi trovo anche molto comoda.
Magari mi sposto anche, però so che in viale Gramsci c’è il veterinario, per dire. Quando sono venuta nel 2006, prima di abitare qua, in via Donati, abitavo in via Canaletto Sud. Era un quartiere nuovo per me, quindi cercavo tutto per vicinanza: il veterinario, i negozi, i servizi. Ho scoperto che in via Gramsci c’è veramente di tutto.
F:Hai notato dei cambiamenti negli ultimi anni?
B: C’è sicuramente più passaggio di polizia, anche perché c’è tutta la gente agli arresti domiciliari, quindi il passaggio c’è sempre. Vedo che qua nel parco è molto pattugliato.
Poi c’è stato il Superbonus 110, che ha riqualificato un po’ di palazzi. Però sostanzialmente, negli ultimi anni, non ho visto grandi modifiche.
Rispetto a quando ero ragazzina, ovviamente è aumentata la presenza di persone straniere. Prima c’erano più meridionali, quindi c’è stato questo ricambio. Però, tutto sommato, vedo che ci sono ancora entrambe le cose.
Non so i modenesi, perché io ne conosco pochi in questa zona, effettivamente. Nel mio palazzo siamo in trenta appartamenti: forse una decina di famiglie modenesi ci sono, gli altri vengono tutti dal meridione. Forse più su, in viale Gramsci, ci sono più stranieri, credo, soprattutto nei palazzoni.
La camionetta dell’esercito lì c’è sempre. È quella che noto di più, sinceramente. Le volanti su Gramsci ci sono sempre state. Rispetto a quando ero ragazza no; negli ultimi dieci anni almeno sì, di sicuro.
Forse hanno aperto più negozi etnici, mi sembra. E poi, se esco dal viale, c’è tutta la riqualificazione del quartiere.
D:Dicevi che conosci pochi modenesi nel tuo palazzo. Secondo te perché?
B: Perché sono pochi, secondo me. Giù da me è un palazzo di trenta appartamenti, quindi gente ce n’è. C’è una cosa molto bella: c’è un gruppo di condomini che si trova tutte le sere giù in giardino, ma sono tutti meridionali. Se penso a chi si ritrova lì, mi sembrano tutti meridionali.
Poi ho davanti tutte le villette a schiera. Lì, a parte una famiglia tunisina, sono tutti modenesi. Quella via, al di là del mio palazzo, è quasi tutta di modenesi ed effettivamente non li conosco.
La volta del terremoto ha creato molta rete. È un disastro che può unire. Forse per la prima volta ho salutato delle persone, ho parlato con persone che normalmente vedi passando, ma con cui non si creano chissà quali reti.
La famiglia tunisina dà un po’ fastidio perché hanno tre bambini, fanno le feste di compleanno, stanno molto fuori. Quando c’è la festa di fine Ramadan fanno un festone, chiamano i parenti. È vero che qualcuno storce un po’ il naso. Un pochino danno fastidio anche a me, ma è ovvio, perché fanno casino.
Poi ho avuto una discussione con lui, ma litigata no: veniva col furgone, occupava tre posti, gli ho lasciato un bigliettino. Dopodiché ci siamo parlati. Finita lì, no? Dopo ci salutiamo.
Però sono i più vivi nella stradina, sicuramente. E va bene: non è che a mezzanotte vanno avanti con i festeggiamenti o con le urla. Sono abbastanza educati.
F:Secondo te manca qualcosa nel quartiere?
B: Parcheggi? Io non lo so, sto bene, hai capito? Penso che chi vive nei palazzoni abbia tanti disagi. Sto molto bene, quindi faccio un po’ fatica a dirti cosa manca.
Secondo me c’è praticamente tutto. I trasporti pubblici ci sono, il parco c’è, i negozi ci sono. Cosa manca? Parcheggi in parte sì, però poi ce ne sono. Sul viale mancano, ma ce ne sono. Non tutti i palazzi hanno i garage, quindi se devi parcheggiare è come in tutti i viali.
Più pulizia nel laghetto, quello sì. Va tenuto più pulito.
Ecco, sai cosa potrebbe mancare? Una ciclabile su Gramsci, che non sarebbe male. E poi abbattere il cavalcavia. Il cavalcavia lì è maledetto, proprio maledetto.
È stretto, in bici non lo fai, la mattina è sempre ingolfato. Se si riuscisse ad abbatterlo, però capisco che poi devi rifare la mappa della città. Tra l’altro è molto vecchio quel cavalcavia.
Per il resto non lo so. Io sono una contenta. Però è anche sbagliato dirlo così, lo so.
F:Come viene raccontata questa zona, secondo te?
B: Questa zona viene raccontata come una delle zone peggiori di Modena: dove c’è il più alto tasso di persone immigrate, dove c’è insicurezza, dove ci sono risse tutti i giorni, dove ci sono i tossici, dove ci sono le prostitute. Questo viene raccontato. Dove c’è lo spaccio, dove c’è l’R-Nord.
Sono cose che forse non riesco più a vedere. Faccio un esempio: il 15 agosto mi è capitato di leggere un post su Facebook dove si diceva che la città era invasa dagli stranieri. Effettivamente sono passata davanti all’Aldi e c’era un sacco di gente fuori. Voglio dire, è il 15 agosto, ci sono solo loro: ma cosa devono fare, stare chiusi in casa?
La Modena “invasa” sono gli altri che vanno fuori, non loro che stanno qua. C’è proprio una percezione distorta dei fenomeni. E bella grazia che c’è vita. Bella grazia che c’è vita.
Mi dispiace perché questa è una cosa che manca: l’integrazione tra famiglie italiane e straniere. Vedi gruppetti separati. Soprattutto gli stranieri, secondo me, non si riescono a coinvolgere. Anche noi, che vorremmo coinvolgerli, anche solo qua o in una manifestazione, non sappiamo farlo.
Un po’ per paura, un po’ perché secondo me non si sentono ancora abbastanza nel loro paese, in una terra che è anche loro, un po’ per razzismo, perché anche fra di loro sono molto razzisti. Quindi fai fatica a creare, a tirarli fuori, a portarli con te.
Questo è un peccato. Perché con l’iniziativa dell’altro giorno, cazzarola, dovevano esserci. Il corteo che abbiamo fatto qui in viale Gramsci: qualcuno dalla finestra salutava, però poi capisco anche che magari sono qua solo per lavorare, mandare i soldi a casa, mantenere le famiglie. Che cazzo me ne frega di partecipare? Però almeno quelli che sono qua da più tempo sarebbe auspicabile, insomma.
Sono temi grossi. Averci le soluzioni sarebbe facile. Forse dovevamo volantinare di più in viale Gramsci. Noi, per esempio, abbiamo volantinato in piazza, abbiamo volantinato in centro, però alla fine ci sono solo modenesi, no?
Non lo so. Però anche il giorno in cui abbiamo fatto la raccolta firme col CARC, con il banchetto in fondo a via Gramsci, poi abbiamo percorso tutta viale Gramsci fino all’Aldi raccogliendo firme. Ma proprio zero.
Forse bisogna semplicemente aspettare che i figli dei figli entrino un po’ di più dentro il tessuto sociale.
F:Quando si parla di sicurezza, secondo te di cosa si sta parlando davvero?
B: Domandone. Io non so se la sicurezza e il degrado siano la stessa cosa, perché secondo me molti hanno più paura del degrado: delle zone, della marginalità, dell’ubriaco che ti dorme davanti al portone, più che degli agitati.
Poi sicuramente i fatti di cronaca non credo che siano finti, non sto dicendo questo. Anch’io, se vado alla stazione dei pullman, ho un po’ una sensazione di insicurezza. Però credo che sicurezza e degrado vengano molto confusi.
Anche il degrado è brutto, per l’amor di Dio. È brutto anche per chi lo vive. Però bisogna fare attenzione a tenerli distinti come fenomeni. Capisco che anche il degrado sotto casa non piaccia. Non piacerebbe a nessuno, credo. Quindi non colpevolizzo chi se ne lamenta.
Io qua, in viale Gramsci, in questa zona, non mi sento insicura. Poi sicuramente zona stazione e zona stazione dei pullman sono altri contesti dove forse sì, lì c’è una percezione più reale, più realistica, insomma. Io sono una che lascia la bici parcheggiata davanti a casa, fuori, e non mi è successo niente.
F:E della zona rossa cosa pensi?
B: Non lo so. Per il centro? La zona rossa l’hanno estesa anche qua? La prima cosa che mi viene da dire è: non lo sapevo.
No, sinceramente mi tocca poco. Mi tocca poco perché se mi fermano non mi succede niente. Non so se serva. Almeno quattro ragazzi che stiamo seguendo si sono presi delle denunce, li hanno portati in questura perché erano in zona rossa, ma manco lo sapevano loro di non poterci andare. Veramente non so il senso.
Se ti fermano ti becchi la denuncia, quindi sono dei casini. Però sto pensando in particolare a quattro ragazzi che avevano una sorta di DASPO da quelle zone lì.
Il punto è che non lo sapevano, perché nessuno glielo aveva mai notificato. L’hanno scoperto in quel frangente. Oppure magari glielo avevano notificato e l’avevano strappato. Però, boh. Oppure ce l’avevano, poi hanno messo la zona rossa e non hanno fatto uno più uno. Perché non lo faccio neanche io uno più uno, figurati.
Non lo so. Non ho un pensiero chiarissimo. Credo che sia abbastanza inutile. Produce carta, produce procedimenti. Tanto la gente, se ha qua il punto di ritrovo, ci viene.
F:Cosa contribuisce a costruire la narrazione del degrado e dell’insicurezza?
B: Beh, anche dati oggettivi. Voglio dire, ci sono dei punti di Modena dove c’è più degrado. E contribuiscono la stampa, i social.
Penso che queste cose siano inevitabili in ogni città. Per quanto io non sia un’amante dei governi nazionali né locali, ho sempre pensato di essere fortunata a vivere a Modena. Perché Modena, secondo me, sotto certi aspetti è all’avanguardia.
Il Centro stranieri, la struttura dove lavoro, credo sia un servizio che poche città hanno. Quello che facciamo adesso lì è assolutamente avanti rispetto all’assistenza delle persone irregolari, senza residenza, dei più sbandati della città.
Il SERDP, che adesso ha aperto e si chiama Dropin, secondo me è un’esperienza molto positiva. Abbiamo tre o quattro unità di strada, da quelle professionali a quelle dei volontari. Abbiamo la mappatura di tutti i senza fissa dimora a Modena, o comunque stiamo lavorando per tenerla aggiornata e completa.
Non è poco. Quindi li conosci, sai chi sono, hai quel minimo di presidio rispetto alle zone dove ci sono le persone che stanno peggio. Secondo me è tanta roba, e non va sottovalutata.
Io sono una che pensa che la sicurezza passi per l’integrazione e l’inclusione, non per la repressione, ovviamente. Quindi anche questi servizi servono per conoscere le persone che sono ai margini e provare a fare dei percorsi. O anche solo per costruire una prossimità.
Da questo punto di vista credo che Modena sia, tutto sommato, messa abbastanza bene.
F:Hai partecipato alle assemblee o alle iniziative di queste settimane?
B: Sì. Ci ho dedicato anche più ore che al lavoro.
Mi ha spinto l’essere parte. Io sono un’attivista dell’ultima ora, una resistente dell’ultima ora. Ho cominciato a entrare in certe realtà un anno e mezzo fa, quindi sono abbastanza fresca.
Da cosa nasce cosa, no? Io mi sono attivata molto sul discorso Palestina. Poi credo che il conoscersi, il tirarsi dentro a vicenda, ti porti a fare anche esperienze diverse. Tipo Torino: mai avrei pensato di andare a Torino per l’Askatasuna, o con i S.I. Cobas.
Io sono molto trasversale: vado dove c’è qualcosa da fare. Cosa mi porta? Mi porta la voglia, mi portano le relazioni che si costruiscono. E ovviamente la condivisione di alcuni principi di fondo.
F:Che effetto ti ha fatto partire da questo quartiere e poi tornarci?
B: Mi è piaciuto molto. Mi è piaciuto soprattutto come sono nate le cose, anche se non ho ancora capito bene come siano nate.
Ci vorrebbe più coordinamento e più trasversalità tra tutti, nel senso che bisognerebbe essere un po’ più presenti anche sulle cose degli altri. Secondo me pecchiamo un po’ da questo punto di vista.
F:Secondo te il quartiere come ha accolto queste iniziative?
B: Non so quanto il quartiere abbia accolto. Non credo tanto. Andrebbe spiegato, andrebbe raccontato. Non dico andare a rompere i maroni nelle case, però se non ci parli, è l’ennesima manifestazione che gira.
Credo abbia raccolto solidarietà perché comunque c’era il tema Palestina. Io non so cosa si sentisse dentro le case, però sanno che siamo i loro amici. Però non sanno perché eravamo lì, ed è questo che fa la differenza. Così come non so se sanno perché oggi siamo qua.
Infatti non c’è neanche uno straniero. Io vedo che qua di solito fanno dei gran pranzi, delle gran cene gli stranieri, però effettivamente anch’io non mi avvicino a chiedere cosa stanno facendo.
Io non so se sono famiglie, se sono vicini di casa, quelli che vengono a mangiare qua. Però se si riuscisse a intercettare questi gruppi ogni tanto non farebbe male.
F:C’è altro che ti viene in mente sul quartiere?
B: Ah, i conigli. Ecco cosa è cambiato nel quartiere: i conigli. Hanno fatto la retata anche dei conigli, non so se lo sapete, un paio d’anni fa. Hanno pagato anche un canile per tenerli. Li hanno presi tutti, poi sono tornati liberi. D’altronde sono conigli, si riproducono.
Un’altra cosa: il parco 22 Aprile l’hanno riempito di attrezzature e sono contenta. Il parchetto di via Donati, che era un campo da calcio incolto, l’hanno rimesso a posto, tra l’altro chiedendo ai residenti che cosa volevano. C’è stata anche questa cosa, a differenza di alcune zone di Bologna dove ti cementificano e basta. Io l’ho apprezzato.
Sì, ci sono tante cose buone. Non è tutto vomito qua.
F:Vuoi aggiungere qualcosa?
B: Sulla casa ci sarebbero tante cose da dire. È vero quello che ho sentito dire, e io non ci avevo fatto caso: i prezzi sono aumentati moltissimo anche in questa zona. Però è comunque una delle poche zone dove gli stranieri continuano a riuscire a trovare casa. Io vedo che tutti quelli che seguiamo, quando finalmente riescono a trovare un posto, spesso lo trovano qua.
Non ho capito tutte le nuove costruzioni cosa siano: se sono edilizia residenziale o che cazzo siano. Però penso che siano appartamenti che non ti costano meno di 300.000 euro.
Lo studentato, pure quello. Quella porcata immonda. A parte l’aspetto estetico, ha dei prezzi inaffrontabili. Infatti secondo me diventerà come Costellazioni, tempo quattro anni.
Uno studente non può stare lì, ma neanche un lavoratore può stare lì. Forse uno studente con borsa di studio, non lo so. Erasmus, forse. Però sono prezzi che non stanno in piedi.
Non ho capito cosa stiano facendo di fianco al Centro per l’impiego. C’è un’altra roba grande, forse dell’università, un centro tecnologico, una parte dietro la biblioteca, credo. Comunque stanno costruendo tanto.
Del bello ci vuole, secondo me; del bello, se piace, nel senso del nuovo, un po’ di restyling ci sta. Perché non deve diventare il quartiere ghetto degli sfigati. Però se togli possibilità di casa a basso prezzo…
Anche quella costruzione lì sul parco, che cos’è? C’è un altro palazzone con tutta roba nuova e da soldi. Stanno costruendo tanto.
Però è per ricchi. Cioè, ci vorrebbe del nuovo, del bello. Tipo il quartiere d’Avia, che era edilizia residenziale, è bello, con case basse. Per me quello è un bel intervento.
Questi qua invece sono tutti palazzoni, palazzoni, palazzoni. Non per poco, ecco: per pochi. Poi se serve a creare un po’ più di mélange tra le persone, ben venga anche quello, non lo so. Però bisognerebbe entrare nelle logiche, e io non le so. Vedo che costruiscono tanto, sì.
Ecco, l’ultima cosa: la moschea. La moschea, secondo me, avrebbe diritto di stare in un posto migliore. Mi pare che la vogliano far spostare perché quei terreni appartengono alla CPC.
Secondo me non ha senso che stia lì. Dovrebbe essere un po’ più dentro la città, in una zona più decorosa. Più visibile, in modo che ci si renda conto che non c’è Hamas dentro.