L'elenco completo degli articoli pubblicati, in ordine dal più recente. Ogni pezzo nasce dentro un numero del magazine, ma resta leggibile anche da solo come tassello di un'inchiesta più larga.
Parlare di sicurezza non è semplice. Non lo è per chi dispone di potere e del denaro per organizzarla, ancora meno per chi prova a interrogarla. Abbiamo scelto la sicurezza come punto di partenza della nostra inchiesta perché è il linguaggio dominante attraverso cui Sacca e Crocetta vengono raccontate e governate. È, infatti, una parola che attraversa il quartiere e che soggetti diversi utilizzano per nominare esperienze, paure, bisogni e conflitti differenti. L’abbiamo interrogata su due piani.
Middleware nasce da uno scarto che si è accumulato dentro esperienze di mobilitazione, momenti di contro-formazione e discussioni confuse attorno ai tavoli di un bar cinese di quartiere. Nasce da una sensazione di insufficienza: la difficoltà di stare dentro e contro il presente, attraversarne le contraddizioni, costruire strumenti all’altezza del tempo.
Sono extracomunitario, ma quando parlano di degrado, di controllo, e di sicurezza, non parlano di me, perché sono bianco. Ridono quando dico che sono extracomunitario, per loro è assurdo. Queste due categorie, il colore della mia pelle e il mio status legale, creano un paradosso in questo periodo in cui etnia, nazionalità e cultura vengono utilizzate come termini che definiscono “una minaccia”.
Il 16 maggio Modena è stata attraversata da un evento che ha lasciato una ferita profonda nella città. Salim El Koudri lancia la propria auto sulla folla nel centro storico, provocando otto feriti, quattro dei quali in modo grave. Nel giro di poche ore il dibattito pubblico si polarizza attorno a due semplificazioni: il terrorista islamico e il folle isolato. Due figure apparentemente contrapposte che producono però lo stesso effetto: separare l’evento dalle condizioni materiali, sociali e politiche dentro cui viene letto.
I fatti del 16 maggio hanno attraversato Modena come una ferita. Il primo pensiero resta alle persone colpite, alle loro famiglie, a chi ha vissuto quella giornata sulla propria pelle e a chi, nei giorni successivi, ha dovuto fare i conti con paura, dolore e conseguenze materiali di quella violenza.
L’evento che ha visto Salim El Koudri lanciarsi con la propria auto contro la folla in pieno centro a Modena, lasciando sull’asfalto otto persone gravemente ferite, ha fatto emergere tutta una serie di reazioni in città che nell’immediato si sono rivelate molto difficili da leggere nella loro completezza. Tuttavia, alcuni segnali possono essere colti per tracciare un primo ragionamento su quanto accaduto nei giorni successivi.
Incontriamo Safi e Martina durante una caldissima domenica pomeriggio al Lòdola, lo spazio che si trova all’interno del parco XXII aprile e dove entrambi lavorano. Rispettivamente 24 e 26 anni, Safi e Martina hanno partecipato ai diversi momenti di mobilitazione che si sono venuti a creare nei mesi di maggio e giugno, prendendo parte sia alle assemblee che si sono tenute al campo da basket proprio accanto al Lodòla, sia al corteo che ha attraversato viale Gramsci.
Incontriamo Sara durante una giornata di aggregazione al parco XXII Aprile. Intorno a noi, una cinquantina di giovani partecipano a un evento che prova a costruire una presenza diversa nel quartiere: stare insieme, attraversare lo spazio, renderlo abitabile, sperimentare forme di cura e autogestione dal basso.
Betty ha 53 anni e vive in zona Gramsci dal 2006, ma il suo rapporto con questa parte di città comincia molto prima. Da ragazza frequentava il parco e il viale attraverso le amicizie e il calcio, anni dopo ha scelto di tornarci a vivere. Oggi lavora al Centro Servizi per l'inclusione e il contrasto alle marginalità.
Incontriamo Ermanno e Franca nella loro casa, nel quartiere Sacca. L’intervista nasce come un confronto con Ermanno, ma prende presto la forma di una conversazione a due, in cui ricordi, vita quotidiana e cambiamenti della zona si intrecciano. Ermanno è pensionato e ha lavorato nel settore ceramico, tra Sassuolo, Modena e viaggi in Europa. Franca è pensionata e ha lavorato come operaia tessile a Carpi. Nati a Modena, vivono in questa parte della città dagli anni Sessanta.